La Storia di Rimini


Le origini romane: Ariminum
Rimini è una città molto antica.
I primi insediamenti umani alla foce del fiume Marecchia testimoniano la presenza di un villaggio di origine etrusca, anche se alcuni lo identificano con una colonia di Greci di Egina.
Le prime notizie certe, comunque, rimandano al 268 a.C., anno di fondazione della colonia romana di Ariminum (Rimini) così denominata dal nome del fiume Ariminus (oggi fiume Marecchia) che la attraversa. Vi si insediarono 6000 famiglie con lo scopo di bloccare le eventuali incursioni dei Galli. La scelta di Rimini fu dettata probabilmente dalla posizione strategica della città, ottima per i commerci e per la difesa dei confini.
La fortuna economica di Ariminum si sviluppa con la costruzione della via consolare romana Flaminia che la collega a Roma (220 a.C.) a cui fa seguito la via Aemilia (187 a.C.) per Piacenza e poi la Via Popilia (132 a.C.) fino a Ravenna e poi ad Adria. Altra importante arteria di collegamento è l'Aretina che conduce in Toscana passando per Arezzo. L'imperatore Augusto ama in modo particolare Rimini, già municipio romano nel 90 a.C.: le conferisce il titolo di colonia augusta ariminensis.
Fa erigere il maestoso Arco d'Augusto (27 a.C.) una enorme porta della città che non può essere chiusa, simbolo che Roma ed i Romani non hanno più nemici. Inizia nel 14 d.C. la costruzione di un ponte sul fiume Marecchia sulla via Aemilia, per la cui realizzazione occorreranno 7 anni di lavoro. L'opera sarà completata dal suo successore Tiberio.
Come risulta dall'iscrizione scolpita sulle fronti interne del parapetto, segna l'inizio della via Emilia.
Grazie alla sua struttura architettonica (archi a 360°) è straordinariamente solido. Altri testimoni di epoca romana a Rimini sono i resti della cinta muraria, la porta Montanara (II sec. a.C.), i resti dell'anfiteatro romano, il Lapidario Romano, i pavimenti musivi delle domus, ora custoditi nel Museo Archeologico della città. Ultimo ritrovamento dell'epoca, la Domus del Chirurgo, una Domus di media età imperiale con splendidi pavimenti musivi e un ricco corredo di strumenti chirurgici, anch'essi conservati al Museo della Città.

Medioevo, Umanesimo e Rinascimento: i Malatesta
Il tardo Impero trova Rimini al massimo del suo splendore. L'avvento del Cristianesimo proclama il primo vescovo, Stemnio, nel 313.
Inizia il periodo delle incursioni barbariche: alemanni, visigoti e goti invadono lo stivale, inaugurando un periodo molto travagliato per la città.
Rimini entra a far parte della Pentapoli bizantina e poi nel 756 nello Stato della Chiesa con l'Esarcato. Il periodo comunale (1204) vede la costruzione del Palazzo dell'Arengo e di numerose Chiese. Sul finire del Duecento opera in città Giotto, di cui resta un bellissimo Crocifisso su tavola nella Cattedrale.
Nasce nel Trecento la Scuola Riminese, di cui restano tracce importanti nella Chiesa di S. Agostino: il Giudizio Universale originariamente nel sottotetto della Chiesa è ora custodito nella Pinacoteca del Museo della Città, mentre numerosi altri dipinti si trovano ancora nella parte bassa del campanile e nell'abside.
Il 1348 segna la fine di questo periodo artistico: la peste nera decima la popolazione riducendola di un terzo. Comincia ad emergere la famiglia Malatesta che, con un'accorta politica matrimoniale e di alleanze, diventa presto potentissima. Emerge la figura di Sigismondo Pandolfo Malatesta: come i suoi predecessori dissemina il territorio di fortezze, rocche e residenze estive e dà il suo nome alla fortezza di Rimini: Castel Sismondo (1437-46).
Sigismondo Malatesta è un abile ed ambizioso condottiero, acerrimo nemico di Federico da Montefeltro duca di Urbino, ma è anche un uomo colto e raffinato che richiama alla sua corte i maggiori intellettuali ed artisti del tempo.
Ordina la costruzione del Tempio Malatestiano sulla vecchia Chiesa di San Francesco, che vanterà la facciata di Leon Battista Alberti: geniale è la sua trasformazione da chiesa francescana a gioiello rinascimentale con la rielaborazione dei modelli più nobili del classicismo. All'interno, un affresco di Piero della Francesca, i sepolcri di Sigismondo e Isotta, l'Arca degli Antenati ed una grande tela del Vasari. L'interno è firmato da Matteo de' Pasti e Agostino di Duccio.
Ma alcuni contemporanei interpretano in maniera maliziosa quest'opera grandiosa, che viene additata come esaltazione del paganesimo da Papa Pio II, che definisce la chiesa "Tempio di infedeli adoratori di demoni".
Sigismondo viene scomunicato nel 1461 ed inevitabilmente sconfitto poi nel 1463.
La costruzione del Tempio rimarrà perciò incompiuta. Infatti nel progetto di Leon Battista Alberti il presbiterio e l'abside dovevano essere sormontati da una grande cupola.
Sigismondo muore a Rimini nel 1468. Gli succedono il figlio Roberto e poi Pandolfo, chiamato in maniera dispregiativa il "Pandolfaccio", poiché nel 1500 vende la città a Cesare Borgia prima, e poi nel 1503 ai Veneziani. Nel 1509 la città rientra nel territorio dello Stato Pontificio e viene amministrata direttamente da governatori inviati dal pontefice.

Cinquecento e Seicento Riminese
Rimini, sottomessa al governo papale, vive 2 secoli di grande decadenza.
La scuotono pesanti lotte intestine, i traffici marittimi sono compromessi dalle scorrerie dei pirati, e l'entroterra viene conquistato: Verucchio ai Medici, Mondaino e Montefiore ai Comneni, Coriano ai Passatelli, Santarcangelo ai Zampeschi.
Le opere d'arte più importanti di questo periodo sono del Vasari (1547) e di Paolo Veronese (1587).
All'inizio del 600 viene eretto il monumento bronzeo al Papa Paolo V Borghese (1614) nella Piazza del Comune, oggi Piazza Cavour.
Negli stessi anni Alessandro Gambalunga regala alla città la sua biblioteca: nel 1619, come da testamento, nasce quindi la prima biblioteca pubblica d'Italia grazie ad una iniziativa privata. Conteneva 1438 volumi, ora ne possiede 200.000.
Per quanto riguarda la pittura, lavorano a Rimini Guido Cagnacci e Giovan Francesco Nagli detto il Centino.
Il primo è noto per le sue sensuali eroine dipinte alla corte di Leopoldo I a Vienna dove muore nel 1663.
A Rimini il suo dipinto più famoso si trova nella Chiesa di San Giovanni e raffigura La Madonna col Bambino e tre santi.
Il Centino muore a Rimini nel 1672 e di lui rimangono numerose opere delicate e poetiche, apprezzate solamente a cominciare dagli anni 1950. Nella seconda parte del '600 l'arte riminese entra nell'orbita di influenza dell'arte bolognese.
Il 14 aprile 1672 un violento terremoto distrugge case, chiese e palazzi in città, rendendo necessaria una lenta ricostruzione che si conclude solo a metà del secolo seguente.

Settecento e Ottocento Riminese
Rimini annovera artisti quali Giovan Francesco Buonamici architetto, Giovan Battista Costa pittore e Antonio Trentanove scultore, grandi protagonisti dell'arte riminese del settecento.
Operano nella città un gran numero di artisti bolognesi che restaurano, decorano o costruiscono gli edifici più importanti della città. La notte del 25 Dicembre 1786, un violento terremoto scuote la città.
Di questo periodo è la costruzione di numerose chiese nel territorio a Santarcangelo, Savignano, Mondaino, Saludecio e San Giovanni Marignano. Di questo periodo anche La Pescheria in pietra d'Istria, il Faro ed il macello.
Emerge in questo periodo il medico e archeologo Giovanni Bianchi, noto nel mondo delle Lettere e delle Scienze con il nome Jano Planco. Dà inizio ad una bella stagione di cultura e di studi che verrà poi continuata nell'Ottocento dallo storico Luigi Tonini.
Nel 1797 arrivano le armate napoleoniche sconvolgendo l'ordine della città, le chiese ed i conventi. Nel 1815 verrà ripristinato il governo pontificio.
Il ripristino dei privilegi nobiliari in maniera anacronistica e senza considerazione per le esigenze popolari provoca disordini e moti insurrezionali, aggravati nel 1855 da una grave epidemia di colera. L'unica opera pubblica di questo periodo è il Teatro, progettato da Luigi Poletti e inaugurato nel 1856.

Tempi Moderni
Nella seconda metà dell'Ottocento Rimini comincia a crescere e ad uscire dalla sua cinta muraria.
L'ampliamento della città è favorito dall'arrivo della ferrovia (1861) , l'annessione al Regno Sabaudo e la creazione dello Stabilimento Bagni nel 1843.
Siamo agli esordi dell'industria balneare, destinata a divenire di anno in anno sempre più fiorente grazie anche all'iniziativa imprenditoriale dei cittadini, interrotta in seguito dalle due guerre mondiali. La seconda guerra mondiale distrugge completamente gli impianti e gli stabilimenti balneari. La ricostruzione sarà rapidissima: nel 1962 viene data alla popolazione di Rimini la Medaglia D'Oro al Valore Civile quale riconoscimento dei lutti e dei sacrifici sopportati dagli abitanti di Rimini.
L'economia balneare ha grande sviluppo, capace di coinvolgere tutte le città costiere.
Oggi Rimini si presenta come una città molto diversa rispetto ad un secolo fa. Nel 1992 è divenuta capoluogo di Provincia: ha un territorio ricco di bellezze naturali e di testimonianze storico-artistiche, promuove interessanti iniziative culturali, fiere e congressi. Viene indicata come la capitale europea del turismo balneare.
E' legata alle sue antiche radici storiche ma si apre al futuro grazie all'opera di architetti di fama internazionale che trasformano e proiettano la città nel futuro. Ricordiamo Paolo Portoghesi (Hotel Le Meridien), Massimiliano Fuksas (Mareo), Ron Arad (Hotel Duomo), Studio GMP di Hamburg (Nuovo Quartiere Fieristico) ed il progetto del Nuovo Palacongressi di Volkwin Marg.
Interessanti sono anche i tre progetti internazionali presentati per la Rimini del futuro che regaleranno a breve un nuovo volto alla città. Si tratta di un project financing per la riqualificazione del Lungomare Murri di Rimini che riguardano due km di costa (da Largo Boscovich-zona del Porto, fino a Piazza Marvelli (Tripoli).
Il Comune di Rimini ha indetto un bando di gara ed i 3 progetti partecipanti sono stati esposti fino al 31 Luglio 2008 nel Palazzo dell'Arengo.

Qui di seguito la sintesi dei tre studi progettuali. (fonte corriere.it)

Progetto Julien De Smedt, l'architetto belga autore del progetto di riqualificazione per lo Studio milanese Altieri. Julien De Smedt ha ideato una serie di onde artificiali realizzate «con un segno che segue il leggendario motivo del lungomare di Copacabana» ed è in grado di restituire a bagnanti e turisti la vista dell’orizzonte, interrando tutti i parcheggi e inserendo le attività commerciali all’interno delle decine di «collinette» tutte ricoperte di verde e percorribili anche sulla sommità.

Progetto Foster di David Nelson, architetto dello Studio Foster, pensa di trasformare Rimini nella Dubai della riviera. Oltre alla sparizione dei parcheggi, secondo quanto disposto dal bando, e all’ampliamento delle aree verdi a ridosso dell’arenile, è prevista la costruzione di un mega-albergo nella piazza Kennedy, progettato pensando alle linee sinuose delle donne tanto amate dal regista di Amarcord e che ospiterà il museo dedicato al cineasta riminese.

Progetto Jean Nouvel, di Monsieur Jean Nouvel, ha ideato una serie di dune che richiamano la tipicità delle spiagge adriatiche, saranno immerse nel verde e non supereranno le costruzioni esistenti, come la maggior parte dei nuovi edifici: l’idea del progettista è infatti non è di aggiungere volumi che snaturino il paesaggio, ma di ricongiungere l’attività cittadina a quella delle spiagge, valorizzare la passeggiata notturna sul lungomare e rendere il turismo meno stagionale.